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Quando ricercare la prova ci ferma

Cioè, quando rallenta il raggiungimento di importanti obiettivi per l’intera umanità. Mi rifarò con l’argomento più temuto dell’ultimo anno: la pandemia e tutto il mondo che ci gira attorno.

turboNews

Sin dall’inizio molte voci della naturopatia, parallele a quelle mediche, parlavano dei benefici della vitamina D come prevenzione e aiuto per fronteggiare la malattia Covid-19. Tuttavia ci sono voluti nove mesi e varie ricerche per convincere ciò di cui molti dubitavano. Lo stesso sta accadendo con altri metodi di prevenzione e possibile cura, solo perché non c’è la prova scientifica. E intanto molti, anche medici, rinunciano volontariamente a darsi altre possibilità di fronteggiare il virus oltre all’unica pubblicizzata dal mainstream.

Una significativa ricerca scientifica di mia conoscenza è quella pubblicata al tempo dell’obbligo mascherina all’aperto, il 29/12/2020 sull’Esquire, a firma della virologa Müge Çevik esperta di Hiv, su come si diffonde il virus: “Il Covid non si trasmette come pensavamo, secondo un nuovo studio”, che sottotitola “Secondo la meta-analisi la chiave dell’infezione sono i luoghi chiusi e non ventilati e i sintomatici da isolare subito”.

Riporto un paio di passi emblematici dell’articolo: … mette fondamentalmente in luce come la maggior parte delle infezioni avvenga in luoghi e contesti al chiuso (…) Anche la durata dei contatti è importante (…) solo aprire una finestra abbatte il rischio di contagio, perfino sui mezzi pubblici…”.

Ebbene, la ricerca sta rendendo un gran servizio all’intera umanità, perlomeno aiutando a togliere un po’ di eccessive misure sulle mascherine (ma purtroppo non ancora sugli asintomatici…). Ma c’era davvero bisogno di attendere questo studio per convincerci a seguire il comune buon senso, sia tra le mura domestiche sia nell’emettere restrizioni e proibizioni? I nostri nonni non arieggiavano forse la casa tutte le mattine, con le pulizie domestiche?

 

Antiche saggezze

Ragioniamo: dall’avvento dell’Era illuministica cosa impedisce all’umanità di ascoltare altre voci, oltre a quella del pensiero strettamente scientifico? Ad esempio, la voce del buon senso, del sano istinto, le saggezze tramandataci dalle antiche culture. Che non cercavano la prova in laboratorio, si basavano sui risultati esperienziali ripetuti di generazione in generazione, e tanto bastava.

Coloro che cercano oggi soluzioni alternative alla medicina occidentale in quelle antiche culture (ad esempio nella MTC, Medicina Tradizionale Cinese), probabilmente non sanno che anche in Occidente avevamo una simile saggezza: si chiamava Medicina Tradizionale Mediterranea! “Uccisa” dallo strapotere della “medicina scientifica”.

Che spreco! E quanti ritardi, così schiavi della timorosa insicura mente che vuole sempre la prova, dimenticandosi che i più grandi salti di consapevolezza l’uomo li ha fatti seguendo l’esperienza di vita degli avi, arricchita dalla propria, senza attendere la provetta dal laboratorio per esclamare: “È vero!”.

Sono centinaia gli esempi che si possono fare in proposito. Uno per tutti, inciso nella Storia delle discipline orientali: il maestro Cheng Man Ching introdusse negli anni ’60 il Tai Chi a New York come pratica per la salute naturale, in particolare delle articolazioni. Tuttavia solo negli anni ’90 uscì un articolo sul New York Times sui benefici di questa disciplina per la salute di anziani e meno anziani. Trent’anni dopo!

Ci sono voluti trent’anni perché la nostra medicina ammettesse che certe discipline orientali in effetti, non si sa perché, senza alcuna prova, erano di notevole efficacia per tanti fastidi che prima sapevamo solo curare con farmaci, che come sappiamo hanno tutti una tossicità intrinseca, è dichiarata negli stessi bugiardini. Sempre circa trent’anni ci sono voluti perché nella nostra “civiltà” occidentale fosse accettata l’agopuntura e iniziassero i primi ospedali ibridi di MTC e medicina occidentale.

 

Una nuova era?

Tuttavia abbiamo forse una speranza: questa ricerca spasmodica di prove scientifiche (e delle lentezze che ne conseguono) a cui stiamo assistendo con la crisi del coronavirus è forse l’ultimo colpo di coda di un ego mentale collettivo.

Il nuovo salto di consapevolezza è già lì, sotto i nostri occhi. L’Era in cui sapremo essere in ascolto e sintonia con il nostro essere e la Natura, come quando eravamo “solo” animali istintivi, con in più i vantaggi acquisiti nei millenni di dominio del pensiero. Il pensiero al servizio dell’uomo, non l’uomo schiavo del pensiero, per vivere la Vita.

Ex pilota automobilistico e manager di sponsor, fotografo e giornalista di reportage, account in agenzie di comunicazione, oggi scrittore e coach formatore per la crescita personale.