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Nascita Principi Contabili Internazionali

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L’armonizzazione dei principi contabili avvenne per la prima volta negli Stati Uniti durante gli anni ’30 a seguito della crisi finanziaria del 1929. I primi principi contabili erano ricavati dalla prassi e fairly accepted, ma si lasciava comunque alla società una certa discrezionalità nella definizione delle procedure e metodi contabili da adottare, perché questi fossero aderenti ai principi contabili definiti e fossero costanti nel tempo, per garantire la comparabilità.

I principi contabili così definiti erano gli US GAAP (US General Accepted Accounting Principles)

Nel 1973 diversi Paesi hanno fondato lo IASC (International Accounting Standard Committee), al quale l’Italia si è unita nel 1980, ovverosia l’organismo internazionale preposto alla definizione degli IAS (International Accounting Standard) che, nel 2001, è stato sostituito dallo IASB (International Accounting Standard Board), organismo costituito non più esclusivamente da professionisti contabili ma anche da altri soggetti interessati alla informazione di bilancio, come analisti, borse, investitori, revisori e accademici.

L’IASB emana gli IFRS (International Financial Reporting Standard), i quali si sostituiscono progressivamente agli IAS, che tuttavia continuano ad esistere in forma rivisitata.

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Predisposizione Principi Contabili IAS/IFRS

Nella predisposizione degli IAS/IFRS risulta dunque evidente l’influenza della contabilità di matrice anglo-americana, la quale ha comportato importanti cambiamenti:

  • Si è passati da una revenue and expenses view a una asset and liability view, dando così maggior importanza allo Stato Patrimoniale (Balance Sheet) rispetto al Conto Economico (Profit and Loss)
  • Alla nozione di reddito prodotto si sostituisce la nozione di comprehensive income
  • Dopo la rimozione del principio della prudenza nel Framework del 2010, questo principio è stato reintrodotto nel Framework 2018 come presupposto del principio di neutralità
  • Si introduce il fair value, il quale si sostituisce nella valutazione di alcuni valori di bilancio al costo storico

Col tempo in realtà ci si è resi conto che il fair value (<<il prezzo che si riceverebbe dalla vendita di un’attività o dal trasferimento di una passività in una transazione ordinaria tra partecipanti al mercato alla data di misurazione>>) puo essere utile se applicato per misurare le attività destinate alla vendita, ma non esprime correttamente il valore di beni strumentali (immobilizzazioni), nei quali l’impresa ha investito a fini produttivi, che quindi continuano ad essere valutati al costo storico. L’estensiva applicabilità del fair value è stata messa in dubbio anche in occasione della crisi del 2008, durante la quale si ebbe una totale instabilità dei prezzi che rendeva inattendibili le valutazioni al fair value.

 

Regolamento 1606/2002

La Commissione Europea nel 2002 ha emanato un regolamento (Regolamento 1606/2002) nel quale si stabiliva che gli Stati membri dovevano rendere obbligatoria l’adozione degli IAS/IFRS per la redazione del bilancio consolidato delle società quotate, lasciando ai singoli Stati discrezionalità circa l’adozione dei principi contabili internazionali anche per il bilancio di esercizio. L’Italia ha reso obbligatoria l’adozione di tali principi per la redazione dei bilanci consolidati e dei bilanci di esercizio.

L’adozione dei principi contabili internazionali, tuttavia, ha generato importanti dubbi circa la effettiva applicabilità di principi basati su ordinamenti di common law in contesti di civil law come l’Italia. L’adozione e l’utilizzo di bilanci redatti secondo tali principi, inoltre, comporta costi ingenti e professionalità altamente specializzate, limitandone dunque l’effettiva diffusione ed utilizzo.

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