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Definizione di Invenzione

L’ordinamento italiano non prevede una definizione normativa di «invenzione».

  • 2585 c.c. presenta un elenco (non tassativo) di invenzioni brevettabili, ma non ne dà una definizione generale: «Possono costituire oggetto di brevetto le nuove invenzioni atte ad avere un’applicazione industriale, quali un metodo o un processo di lavorazione industriale, una macchina, uno strumento, un utensile o un dispositivo meccanico, un prodotto o un risultato industriale e l’applicazione tecnica di un principio scientifico, purché essa dia immediati risultati industriali».
  • 45, co. 1, c.p.i.: «Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni, di ogni settore della tecnica, che sono nuove e che implicano un’attività inventiva e sono atte ad avere un’applicazione industriale».

In dottrina, è stata proposta come definizione di invenzione la «specifica soluzione di un dato problema tecnico, riproducibile con risultati costanti ad opera di un esperto del ramo, mediante un’attività meramente esecutiva delle indicazioni fornite dall’autore nella propria domanda di brevetto».

  • La formula più comunemente utilizzata definisce l’invenzione brevettabile come la “soluzione originale di un problema tecnico”.
  • Invenzione brevettabile si colloca quindi nel mondo della tecnica, contrapposto a quello della scienza.

Il secondo comma dell’art. 45 c.p.i. elenca varie realtà che non sono considerate invenzioni:

  1. Le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici;
  2. I piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciale ed i programmi di elaboratore;
  3. Le presentazioni di informazioni.
  4. La scoperta non brevettabile è la scoperta puramente teorica. Sono invece brevettabili le applicazioni industriali di scoperte scientifiche (art. 2585 c.c.).
  5. Le teorie scientifiche, così come i metodi matematici, non sono qualificati come invenzioni brevettabili perché sono modelli di spiegazione della realtà, che si pongono sul piano della pura operatività mentale e non hanno alcun fine pratico-industriale.
    • Concedere la protezione brevettuale a un principio scientifico considerato nella sua astrattezza consentirebbe allo scopritore brevettante di bloccarne ogni applicazione pratica in seguito individuata da terzi (c.d. ipermonopolio).
    • La non brevettabilità delle teorie scientifiche astratte è riconducibile anche al fatto che oggetto del brevetto non è tanto l’invenzione in sé considerata, ma la specifica funzione di quella invenzione.
  6. Metodi, principi e piani per attività intellettuali sono, ad es., metodi di studio e di insegnamento, sistemi di spiegazione, codici di catalogazione, diete alimentari, progetti di ingegneria.
  7. Metodi, principi e piani per attività commerciali sono, ad es., metodi pubblicitari, tecniche contabili, sistemi organizzativi e di vendita, tecniche contrattuali, sistemi di remunerazione.
  8. Metodi, principi e piani per giochi sono riferiti, ad es., ai giochi sportivi, ai giochi di società, a quiz ed enigmi.
  9. Presentazioni di informazioni sono, ad es., i formulari, le tabelle, i sistemi di segnalazione.

Anche i metodi per il trattamento chirurgico, terapeutico e diagnostico umano e animale non sono brevettabili (art. 45, co. 4, c.p.i.).

  • Ratio del divieto risiede nel difetto di riproducibilità seriale dell’invenzione, nel senso che – a differenza di un processo produttivo industriale – richiede un intervento umano di natura non meramente esecutiva da parte del medico.

NB: Sono invece brevettabili i prodotti destinati alla attuazione di un metodo diagnostico, chirurgico o terapeutico (es. protesi artificiali).

concetto di esperienza

 

CATEGORIE DI INVENZIONE

1. Invenzioni di prodotto e di procedimento

Distinzione prevista nell’art. 2586 c.c. e nell’art. 66, co. 2, c.p.i.

  • Le invenzioni di prodotto sono quelle che hanno ad oggetto un prodotto materiale (es. uno strumento, una macchina, un composto chimico).
  • Le invenzioni di procedimento consistono in una tecnica di produzione di beni o di realizzazione di un servizio.

Affinché l’invenzione sia brevettabile, è indispensabile l’indicazione dell’uso cui il prodotto o il procedimento sono destinati.

  • Per le invenzioni di procedimento, il problema dell’indicazione dell’uso è relativo: l’invenzione risolve il problema di come realizzare un determinato prodotto.
  • Per le invenzioni di prodotto, il problema dell’indicazione dell’uso è molto più delicato: occorre indicare un uso del prodotto, ovvero il problema tecnico risolto con esso.
    • Non è possibile ottenere il brevetto – e quindi il diritto all’utilizzo esclusivo dell’invenzione – per “qualsiasi uso futuro” dell’invenzione, ma occorre indicarne uno.
    • Non sono brevettabili le macchine che non hanno alcun possibile utilizzo, che sono al più qualificabili come opere d’arte e quindi sottoposte alla tutela del diritto d’autore.
    • NB: Il problema è particolarmente sentito per i composti chimici e per le invenzioni in campo biomedico.

 

2. Invenzioni Derivate

Le invenzioni derivate sono quelle che derivano da una precedente invenzione. Si distingue tra invenzioni di perfezionamento, di combinazione e di traslazione.

  • Le invenzioni di perfezionamento sono quelle che offrono una soluzione, in forme diverse e con un migliore rendimento, a un problema tecnico già risolto da una precedente invenzione.
  • Le invenzioni di combinazione sono quelle che realizzano un risultato nuovo e originale tramite il coordinamento di elementi e mezzi già conosciuti.
  • Le invenzioni di traslazione sono quelle che applicano a un settore diverso un’invenzione nota in altro settore, traendone un risultato nuovo e originale.

NB: In realtà non si tratta di categorie «speciali» di invenzioni, poiché non è prevista una disciplina peculiare.

 

3. Invenzioni Dipendenti

Le invenzioni dipendenti sono invenzioni che richiedono l’utilizzo di un prodotto o di un procedimento coperto da un brevetto anteriore.

  • Sono sempre invenzioni dipendenti quelle di perfezionamento e di coordinamento, mentre non lo sono le invenzioni traslative.

Di per sé, le invenzioni dipendenti costituiscono contraffazione del brevetto anteriore, salvo il consenso del titolare del precedente brevetto.

  • Se il titolare rifiuta di concedere una licenza (volontaria), i titolari dell’invenzione dipendente possono però ottenere una licenza obbligatoria, a condizioni ragionevoli e a patto che la seconda invenzione comporti, rispetto alla precedente, «un importante progresso tecnico di considerevole rilevanza economica» [art. 71, co. 1, c.p.i.].

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